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di Arianna Curti e Edoardo Cavaleri

La scomparsa di Gino Strada ha lasciato un vuoto difficilmente colmabile per tutti coloro che credono nella cooperazione internazionale. Per molti anni, Gino Strada e cooperazione sono state due parole che andavano di pari passo, a braccetto potremo dire. Abbiamo deciso di intervistare il gruppo di volontari di Emergency di Zona 2, dove l’associazione è nata, per capire meglio chi fosse Gino Strada.

 

Domanda: In poche parole: chi era davvero Gino Strada?

Risposta: Gino Strada si può definire con due parole: “Gino Strada”: egli era davvero esattamente quello che appariva, quello che diceva e soprattutto quello che faceva

 

D: Gino è spesso stato definito come pacifista, sognatore, quindi un idealista. A noi sembra invece una persona estremamente pragmatica e le opere da lui messe in campo in sostegno delle vittime di guerra sembrano confermare la nostra percezione. Forse l’Afghanistan è l’esempio più lampante di cosa significhi guerra e la presenza di Emergency testimonia il suo pragmatismo… cosa pensate di quello che sta accadendo in questo paese?

R: Quello che sta succedendo in Afghanistan è un disastro sia in termini umani, soprattutto per le donne, sia politici per gli equilibri futuri a livello mondiale. Un arretramento della civiltà, il fallimento totale (come giustamente disse Gino 20 anni fa) della politica dell’esportazione della democrazia con le armi. Sull’Afghanistan vi invitiamo a leggere l’ultimo articolo di Gino Strada pubblicato su La Stampa il 13 agosto e rivedere l’intervista rilasciata a Riccardo Iacona per “Presa Diretta”. Li trovate entrambi sul sito di Emergency.

 

D: Cosa fa e ha fatto Emergency in quei territori? 

R: EMERGENCY è presente in Afghanistan dal 1999. Da allora, ha curato più di sette milioni e mezzo di persone. Oggi gestisce Centri medico-chirurgici a Kabul, Lashkar-gah e nella Valle del Panshir, un centro maternità ad Anabah e una rete di 44 Centri sanitari e di Posti di primo soccorso, oltre ad offrire assistenza sanitaria all’interno di cinque prigioni e in due orfanotrofi a Kabul. Nonostante le circostanze estremamente difficili è determinata a continuare a fornire assistenza sanitaria senza discriminazioni a dispetto del conflitto.

 

D: Come è nata l’esigenza di fondare un’organizzazione come Emergency?

R: “L’origine e la fondazione di EMERGENCY, avvenuta nel 1994, non deriva da una serie di principi e dichiarazioni. È stata piuttosto concepita su tavoli operatori e in corsie d’ospedale. Curare i feriti non è né generoso né misericordioso, è semplicemente giusto. Lo si deve fare.”
Dal discorso pronunciato da Gino Strada nel corso della cerimonia di consegna del “Right Livelihood Award 2015”, il “premio Nobel alternativo”.
Offrire cure mediche e chirurgiche alle vittime dei conflitti: ecco cosa ha spinto Gino Strada, sua moglie Teresa Sarti e alcuni amici a fondare EMERGENCY.

 

D: Perché secondo voi è nata negli anni ’90 e che obiettivi perseguiva principalmente? 

R: È nata in quegli anni a seguito delle esperienze del Dott. Strada sulle vittime delle mine antiuomo: operare molti bambini feriti dalle “mine giocattolo”, piccoli pappagalli verdi di plastica che esplodendo causavano amputazioni alle mani, ustioni su petto, al viso e agli occhi, gli ha cambiato la vita.

Gli obiettivi di oggi sono gli stessi di quelli di allora: una sanità che sia uguale per tutti, di qualità e gratuita. E soprattutto un mondo di pace e senza guerra.

 

D: Come è cambiato il lavoro di Emergency dalla fondazione nel ’94 a oggi? 

R: Il modo di lavorare di Emergency non è cambiato: cure uguali per tutti indistintamente.

 

D: In quali paesi è aumentata la necessità di intervenire?

R: Possiamo girare la domanda?
In quali paesi c’è la guerra? Dove esiste una sanità uguale per tutti, di qualità e gratuita?

 

D: Quali nuove esigenze è stata chiamata a soddisfare? 

R: L’art. 32 della Costituzione italiana stabilisce che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo. Eppure, nella pratica, questo diritto è spesso disatteso. Da questa consapevolezza, dalla volontà di rendere concreto il diritto alla cura anche nel nostro paese, nasce nel 2006 “Programma Italia” con ambulatori fissi e mobili in varie parti d’Italia.
Emergency opera anche con Proactiva Open Arms per soccorrere donne, uomini e bambini nel Mediterraneo offrendo assistenza sociosanitaria e mediazione culturale.

 

D: La pandemia ha mostrato le fragilità di Paesi che si ritenevano avanzati e simbolo di progresso, e ha portato ad un ulteriore aumento delle disuguaglianze. Purtroppo, questo accade anche in Italia. Come interviene in questo senso, in Italia, Emergency?

R: Durante la pandemia, quando c’è stata una richiesta da parte delle istituzioni, Emergency è intervenuta alla sua maniera, cioè “facendo”. Gli esempi operativi sono tanti: progettazione e gestione del nuovo presidio ospedaliero alla fiera di Bergamo, gestione di un reparto di terapia intensiva alla fiera di Milano, intervento a Crotone, interventi di supporto e consulenza presso realtà sanitarie e sociali per prevenire il contagio, collaborazione con il Comune di Milano nell’ambito di Milano Aiuta per la consegna della spesa e dei pasti durante il lockdown.
Nel mese di maggio 2020 è stato avviato il progetto “NESSUNO ESCLUSO”, cioè la distribuzione gratuita di pacchi contenenti beni alimentari e prodotti per l’igiene personale e per la casa a famiglie e persone in difficoltà, perché con la pandemia sono affiorati nuovi bisogni. Numerose famiglie non hanno più potuto contare su un reddito, finendo nella dimensione di una “nuova povertà”. Le persone a cui si rivolge il progetto “NESSUNO ESCLUSO” appartengono a una fascia di cittadini sconosciuta al sistema di aiuto tradizionale, perché di natura eterogenea e spesso non in possesso dei requisiti formali per accedere a misure di sostegno pubbliche. Da allora, abbiamo aiutato oltre 3.000 nuclei famigliari in difficoltà economica, tra Milano, Roma, Napoli, Catanzaro, Piacenza, Catania, Varese.

 

D: Spesso si parla dell’esistenza di modelli discutibili per i giovani di oggi. Gino invece potrebbe essere modello di impegno civile concreto. Quali sono secondo voi i valori più importanti che può avere lasciato a un giovane di oggi, nel 2021? Quali a chi attivamente si adopera? 

R: La coerenza e l’impegno in prima persona.

 

D: Esiste oggi, anche a causa delle guerre e delle conseguenze della pandemia, un’emergenza giovani? Se sì, su che fronti agisce la vostra realtà?

R: Che esista o meno un’emergenza giovani, Emergency propone, non solo ai giovani ovviamente, un impegno di volontariato che ha due obiettivi fondamentali: promuovere i valori della solidarietà e del rispetto dei diritti umani e raccogliere fondi a supporto dei vari progetti. L’attività di preparazione e consegna dei pacchi nell’ambito del progetto ” Nessuno escluso” ha visto l’avvicinarsi all’associazione di molti giovani entusiasti di dare un aiuto concreto.

 

D: La morte di Gino sicuramente lascia un vuoto incolmabile. Cosa è Emergency oggi senza di lui? Pensate cambierà o resterà intatta la realtà di Emergency? 

R: Domanda complessa, ma risposta semplice. Si veda la dichiarazione di Emergency nella situazione afghana di questigiorni: “Noi restiamo”. Esattamente quello che avrebbe detto Gino.

 

D: Vi aspettavate una risposta di riconoscenza così forte come le file davanti alla camera ardente mostrano, da parte della cittadinanza? 

R: Sì. Grazie all’impegno di 250 volontari da tutt’Italia è stato possibile permettere a quasi 11.000 persone di portare ilproprio ultimo saluto a Gino Strada per ringraziarlo del lavoro svolto a tutela del diritto alla salute delle vittime dellaguerra e della povertà.

 

D: Quale frase rappresentativa di Gino vorreste lasciarci a conclusione di questa intervista?

R: Gino era questo: “i diritti degli uomini devono essere di tutti, proprio di tutti, sennò chiamateli privilegi”

 

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