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Quattro miliardi di persone in oltre sessanta paesi sono chiamate alle urne nel corso del 2024. In tutti i continenti nazioni grandi e piccole, prospere e in crisi, libere e autoritarie si recheranno al voto. In uno scenario internazionale turbolento e imprevdebile i GD Milano vi offrono Global Election 2024, la rubrica che copre un intenso anno di elezioni globali. Leggi gli altri numeri qui

di Michelangelo Colombo


Il contesto politico del Paese 

La Russia nel corso degli ultimi vent’anni è diventata a tutti gli effetti un’autocrazia guidata da Vladimir Putin, insieme al suo gruppo di sostenitori. L’attuale leader venne scelto da Eltsin per portare ordine in una Russia che stava precipitando nel Caos, ciò è precisamente quello che Putin ha fatto, al drastico prezzo di ridurre le libertà civili, politiche e sociali dei propri concittadini. Si è accordato con gli oligarchi per ridurre la loro eccessiva influenza: coloro che non lo hanno accettato sono morti o finiti in carcere oppure sono fuggiti all’estero. 

Per Putin, infatti, la  democrazia esiste nei limiti stabiliti dallo Stato: se per garantire la sicurezza nazionale e la stabilità politica nel paese bisogna ridurre al silenzio l’opposizione democratica, il presidente russo non si fa molti scrupoli. Le elezioni, sia legislative sia presidenziali, si tengono regolarmente perché il regime ne ha bisogno per sentirsi legittimato. Sempre di più nel corso degli anni sono state annunciate delle frode elettorali e dei risultati truccati, che il governo russo ha sempre negato e smentito. Soltanto coloro che detengono il potere sono a conoscenza dei veri risultati e gli servono per capire quanto sia realmente efficace la macchina propagandistica del regime nei confronti delle cittadine e dei cittadini russi. 

Fino al 2020 Putin non aveva sentito la necessità di modificare la Costituzione, ritoccando soltanto qualche articolo.  Ora, consapevole che comunque non può vivere per sempre e nel tentativo di impedire sia una possibile rivolta contro il suo regime sia per poterlo preservare, ha deciso di accentrare ulteriormente il potere nella figura del Presidente. Quest’ultimo infatti ha il totale controllo sul Governo, può nominare e revocare i giudici dei principali organi supremi costituzionali e anche una parte dei senatori del Consiglio della Federazione Russa. Questa riforma ha distrutto l’equilibrio di poteri della Costituzione del 1993, che prevedeva sulla carta la Russia una democrazia al pari di Francia, Germania, Italia e degli altri Paesi europei. 

Le elezioni 

Secondo l’articolo 81 della Costituzione (emendato nel 2020) “Il Presidente della Federazione Russa viene eletto per sei anni dai cittadini della Federazione Russa sulla base del diritto elettorale universale, uguale e diretto e a scrutinio segreto. Può essere eletto Presidente della Federazione Russa un cittadino della Federazione Russa di età non inferiore a 35 anni e che sia residente

stabilmente nella Federazione Russa da non meno di 25 anni”. Sono inoltre previste una serie di altre clausole, introdotte tutte con la riforma costituzionale del 2020, per limitare l’accesso il più possibile a candidati che non sarebbero affiliati al regime instaurato da Putin, come ad esempio possedere conti bancari all’estero. 

La procedura dell’elezione del Presidente è definita dalla legge federale “Sull’elezione del Presidente della Federazione Russa”, del 2003, modificata di recente il 14 novembre 2023. I candidati possono essere nominati da un partito politico o candidarsi come indipendente. In ogni caso, indipendentemente dal metodo di nomina adottato, bisogna poi presentare la richiesta formale alla Commissione Elettorale Centrale, l’organo che organizza le elezioni, i cui 15 membri sono scelti dal Presidente e dalle due camere del Parlamento russo: la Duma di Stato e il Consiglio Federale. Il controllo del regime autoritario corrotto instaurato da Vladimir Putin ha impedito la candidatura di tanti avversari politici che rappresentavano una minaccia, uno su  tutti Alexey Navalny, che non ha potuto partecipare alle elezioni sia del 2018 sia del 2024.

La stessa persona non può ricoprire la carica di Presidente della Federazione Russa per più di due mandati. Questo è quello che ha stabilito la riforma del 2020, che ha anche azzerato il conteggio dei mandanti di chi era già stato presidente, ovvero Vladimir Putin e Dmitry Medvedev. Quest’ultimo era stato Presidente dal 2008 al 2012, una parentesi conosciuta come tandem-democrazia in cui Medvedev e Putin si scambiarono i ruoli  per non modificare la Costituzione. Prima infatti il limite era di due mandati consecutivi, quindi Putin ha potuto, dopo una pausa di quattro anni, ricandidarsi ancora sia nel 2012 sia nel 2018, vincendo entrambe le elezioni. 

 

I principali candidati 

Rispetto alle precedenti elezioni, a queste hanno potuto candidarsi, oltre a Putin stesso (che ha annunciato la sua partecipazione l’8 dicembre 2023), solamente i partiti pro-Cremlino, che quindi non si oppongono al regime di Putin. Essi sono: Leonid Sluckij del Partito Liberal-Democratico (ultranazionalista); Nicolaj Charitonov del Partito Comunista e Vladislav Davankov di Nuova Gente. Il presidente russo si è candidato come indipendente, appoggiato subito dal Fronte Popolare Panrusso, una coalizione di partiti che lo sostengono, capeggiati da Russia Unita, il cui leader è Dmitrij Medvedev. Oltre ad Navalny, sono stati esclusi altri due candidati dell’opposizione democratica:  Yakeratina Duntosova e Boris Nadezhdin. La prima è un ex giornalista, con due lauree, che si è presentata promettendo di porre fine alla guerra in Ucraina, di attuare riforme democratiche, di rilasciare i prigionieri politici e di riprendere i rapporti con l’Occidente. Il secondo è un politico russo, eletto deputato nel 1999 e ha lavorato come consigliere per Boris Nemcov, vice primo ministro durante la presidenza di Eltsin e grande oppositore di Putin finché non è stato assassinato il 27 febbraio 2015 vicino al Cremlino. Nadezhdin promette di mettere fine alla guerra in Ucraina, di riportare a casa i soldati, di voler liberare i prigionieri politici e ha definito le limitaioni all’aborto e le leggi contro il movimento LGBTQ+ “cose completamente senza senso, da Medioevo”. 

La mobilitazione emersnin Russia per partecipare alle campagne di entrambi i candidati democratici è segnale dell’esistenza di un’opposizione interna di cittadine russe e russi, non soltanto alla guerra, ma anche al regime di Putin. 

 

Il futuro della Russia 

Il 15,16 e 17 marzo i cittadini russi saranno chiamati ad eleggere il nuovo Presidente della Federazione russa. Il risultato di queste elezioni al momento appare chiaro: Putin sarà presidente per il quinto mandato, terzo consecutivo e rimarrà in carica fino al 2030. L’assenza di una reale opposizione, la soppressione di tutti i media indipendenti e l’incarcerazione delle principali voci critiche del Paese hanno svuotato la campagna elettorale di reali contenuti. 

Dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte dell’esercito russo, il Cremlino ha criminalizzato qualsiasi critica nei confronti di Putin e dell’invasione stessa. Il parlamento russo, controllato dal Cremlino,  ha approvato una legislazione sul “screditamento dell’esercito” e sulle “notizie false”, rendendo impossibile l’esistenza dei media indipendenti e privando l’opposizione della capacità di raggiungere i comuni cittadini russi. Controllando il processo di nomina dei candidati – le regole sono difficili da applicare e l’organizzazione delle elezioni, la Commissione elettorale centrale, è controllata dall’amministrazione presidenziale – Il Cremlino ha eretto una barriera contro eventuali dissidenti. 

Grazie al controverso voto elettronico manipolato dal Cremlino, sarà possibile costringere milioni di persone che lavorano in tutto il paese come dipendenti comunali, statali e per le grandi aziende con partecipazione statale, di votare sui loro computer e smartphone personali, direttamente sul posto di lavoro, sotto il controllo dei diretti superiori. Inoltre la Commissione elettorale centrale russa ha dichiarato che potranno partecipare al voto anche le cittadini e i cittadini delle quattro regioni annesse dell’Ucraina: Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhazhia, senza dimenticare la Crimea, dove si è già votato per le presidenziali russe nel 2018.

La morte del principale oppositore di Putin, Alexei Navalny, trovato morto in carcere lo scorso 16 febbraio, ha sconvolto tutto il mondo libero. Alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo la moglie di Navalny, Yulia Navalnaya ha fatto un discorso contro Vladimir Putin affermando che: “Putin ha ucciso mio marito, Alexei Navalny, Su suo ordine, Alexi è stato torturato per tre anni. E’ stato fatto morire di fame in una minuscola cella di pietre, tagliato fuori dal mondo esterno e gli sono state negate visite, telefonate e persino lettere. E poi lo hanno ucciso. L’omicidio pubblico ha dimostrato ancora una volta a tutti che Putin è capace di tutto e che non si può negoziare con lui.” Si è poi rivolta ai deputati europei, rammentando che fra poco inizierà la campagna per le elezioni europee a giugno, facendo il paragone con quelle in Russia che non saranno libere. Nonostante però le limitazioni, suo marito è riuscito a diventare il leader politico più importante del paese e ha ispirato milioni di persone con le sue idee

Secondo Navalnaya, l’unico modo per sconfiggere Putin è essere degli innovatori, perché le sanzioni sono obsolete, seguendo l’esempio di Navalny, che ha sempre trovato delle soluzioni innovative per combattere il potere del Cremlino. Dopo aver definito Putin un criminale, ha concluso il suo discorso affermando: “ Putin deve rispondere di ciò che ha fatto al mio Paese. Putin deve rispondere di ciò che ha fatto a un Paese vicino e pacifico. E Putin deve rispondere di tutto ciò che ha fatto ad Alexei. Mio marito non vedrà come sarà la Bella Russia del Futuro, ma noi dobbiamo vederla e farò del mio meglio per realizzare il suo sogno. Il male cadrà  e questo bellissimo futuro arriverà”.               

Il 6 febbraio ha poi lanciato un video messaggio invitando tutte le cittadine russe e i cittadini russi ad andare alle urne per votare contro Putin. L’opposizione pacifica in esilio invece ha affermato di non poter riuscire ad influenzare il risultato delle elezioni, ma si augura che l’Occidente faccia “la scelta giusta”. L’Unione Europea non dovrebbe riconoscere Putin come presidente legittimo dopo il risultato delle urne, perché la legittimità è quello che più ricerca Putin, come hanno fatto alcuni Paesi europei per le elezioni presidenziali in Bielorussia. 

Nonostante il risultato delle elezioni appaia scontato, ci si domanda cosa farà Putin una volta che avrà consolidato il proprio potere: spingerà per chiudere definitivamente la partita in Ucraina con gli USA e l’Europa e si schiererà apertamente con la Cina? Oppure intraprenderà una nuova strada?

 

Redazione GD

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La Redazione è lo spazio di approfondimento e confronto pubblico dei Giovani Democratici di Milano Metropolitana!

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