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di Francesco Campigotto

Negli scorsi giorni, l’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema della Repubblica Islamica dell’Iran, responsabile indiretto di migliaia di vittime iraniane innocenti, al potere dall’anno 1989 prima come presidente ed ora come leader religioso e politico, ha sentito la necessità di esprimere vicinanza ai “ragazzi statunitensi” che protestano in nome della libertà del popolo palestinese. Il leader iraniano apre la lettera a loro inviata, con una dichiarazione a dir poco pericolosa, definendo chi protesta “un nuovo ramo dell’asse della resistenza”, l’alleanza militare e politica che lega Iran, Hamas, Houthi, Hezbollah libanesi ed alcune frange jihadiste legate all’ISIS. In realtà le uniche persone per le quali queste dichiarazioni risulterebbero esagerate, sono i martoriati abitanti della striscia di Gaza, che si ritroverebbero, contro la loro volontà, alleati della repubblica Islamica. Queste dichiarazioni inoltre portano ad un ulteriore polarizzazione delle parti, allontanando anche gli organismi umanitari dal principale obbiettivo, salvare le vite dei palestinesi.

Khamenei, ha poi precisato: “Mentre la pagina della storia sta svoltando, voi siete dalla parte giusta di essa”. Appurato che molti studenti sono convinti di trovarsi dalla parte giusta della storia anche senza l’intervento dell’Ayatollah, vorrei soffermarmi su un altro invito contenuto nella lettera del leader iraniano, l’invito a leggere il Corano. Proprio fra le sue pagine infatti è contenuto un comandamento che recita: “Non opprimere e non essere oppresso”. Più che sulla parte evidentemente non significativa per Khamenei, “Non opprimere”, vorremmo soffermarci sulla seconda parte “Non essere oppresso”. Tralasciando il fatto che il popolo governato dall’ayatollah, seguendo le parole da lui riportate, dovrebbe avviare una rivoluzione e spodestarlo la soluzione che riteniamo migliore per il popolo palestinese, vittima delle azioni criminali dell’IDF e del governo Netanyahu, non è certo la costrizione e all’oppressione da parte di Khamenei o di un suo fantoccio, tantomeno la sottomissione ad un regime dittatoriale come quello che vorrebbero i leader di Hamas, alleati dell’ayatollah. Quanto agli studenti che protestano per la libertà della Palestina, il problema della ricerca di legittimazione e la propaganda politica che vi si oppone, li può spingere ad un passivo silenzio o peggio ancora, ad una condivisione di queste dichiarazioni. L’auspicio, è quindi quello di un rifiuto di tutte le dichiarazioni di qualsiasi leader dispotico, di un mantenimento al di sopra delle parti, che consenta di concentrarsi sulla questione principale: la libertà del popolo palestinese e la creazione di uno stato democratico nel territorio delineato dalla soluzione ONU n° 181 del 1947, la famosa soluzione “due popoli due stati”. Con questo auspicio ci auguriamo che anche in Italia, ogni movimento o associazione che lotta o protesta in favore dei diritti della comunità palestinese, non appoggi le dichiarazioni del leader iraniano e non le condivida.

Redazione GD

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