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P-r-i-d-e, 54 anni dopo la rivolta dello Stonewall Inn a giugno si celebra il mese dell’orgoglio Lgbtqia+. Orgogliosə e incazzatə è una serie di quattro articoli che ci accompagnerà per tutto il mese di giugno raccontando storie, narrando battaglie e indicando una realtà che, al netto di un indubitabile miglioramento progressivo, rimane aperta e da conquistarsi.


 

di Tommaso Baldarelli

Milano, mercoledì 24 maggio 2023, una donna trans non bianca, viene brutalmente picchiata dalla polizia con manganello, calci e spray al peperoncino: ipotesi di reato di tortura aggravata dalla discriminazione razziale, lesioni aggravate dall’abuso di potere e minacce aggravate. L’aggravante non è solo razziale, l’aggravante è anche (e soprattutto) transfobica, una circostanza non riconosciuta nell’ordinamento italiano, per la cui approvazione il Ddl Zan si è battuto senza successo.

Questi bambini non s’han da fare

Sono passati quasi due anni dall’affossamento del disegno di legge che avrebbe dato un nome, riconosciuto e punito i crimini d’odio omolesbobitransfobici; due anni in cui coloro che hanno applaudito in Senato per la bocciatura del testo, oggi sono al governo. La Destra italiana ha sempre detto che i diritti civili non sono tematiche rilevanti su cui “perdere tempo”: il governo dovrebbe concentrarsi su economia, lavoro, fisco. Peccato che i fatti non raccontino questa versione. Il 14 marzo il governo non ha perso occasione per bloccare la trascrizione all’anagrafe dei figli delle coppie omogenitoriali nati all’estero, che dovranno passare attraverso “l’adozione in casi particolari” davanti ad un giudice, rendendo il percorso adottivo molto più lungo e costoso. In questi stessi giorni il Parlamento sta cercando di far approvare una legge per rendere il “reato di gestazione per altri” universale, rendendo potenziali criminali tutti gli italiani che lo compiono all’estero. Ovviamente, la GPA è una pratica a cui ricorrono in larga parte le coppie etero, e in minor misura quelle coppie omo: ma per quest’ultime vi sono molte meno opzioni riproduttive. Non capisco bene la logica di questo governo, ricordando anche il ruolo della ministra “per la famiglia, la NATALITA’, e le pari opportunità”, non erano loro ossessionati dal calo demografico? Qui mi sembra che si faccia di tutto pur di non fare procreare in questo paese. Forse sono io a leggere male questa storia, forse devo aspettare il capitolo successivo, quello in cui pro-vita entrerà negli ospedali e l’aborto lecito sarà solo quello terapeutico?

Il consenso di Meloni

Giorgia Meloni resta, in ogni caso, una leader molto apprezzata in Italia. Lo conferma quest’ultima tornata elettorale, in cui Fratelli d’Italia risulta il partito preferito delle italiane e degli italiani. Fa successo anche tra le cantanti: Arisa, in un’intervista su La Nove, ha definito Meloni come “una mamma molto severa e spaventata” che, parafraso, deve gestire i suoi diversi figli e quello rainbow pensa di essere osteggiato. Poi spiega che il problema è che la comunità Lgbtqia+ sbaglia atteggiamento: dalla lotta dovrebbe passare al dialogo e dovrebbe epurarsi “delle sue macchiette” e di atteggiamenti osceni e plateali. Evidentemente la colpa è nostra, che non sapendo bene utilizzare la parola, preferiamo metterci un paio di tacchi 15 e andare a picchiare gli eterosessuali per imporgli l’ideologia gender! Peccato che su questa linea non sia il resto d’Europa e del mondo. Il Parlamento europeo ha condannato il governo italiano per lo stop alla registrazione dei figli di coppie dello stesso sesso e per la retorica anti-Lgbt utilizzata, che vuol ridurre le persone ad un’ideologia piuttosto che ad esseri umani. Anche il primo ministro Canadese, Justin Trudeau, è preoccupato per la posizione del governo sui diritti Lgbt, che al G7 di Hiroshima, chiede a Meloni spiegazioni sulle politiche conservatrici.

Report Ilga: lo stato di salute/malattia della comunità

Casa di Dio, Patria e Famiglia, la nostra nazione si posiziona 34esima su 49 paesi europei in relazione alla situazione giuridica e politica dei diritti umani delle persone Lgbtqia+, secondo il recente report di Ilga-europe (una delle più importanti ONG che si occupa proprio della comunità queer). “In Italia le coppie gay non sono legali, non sono ammesse”, Federico Mollicone, Fdi, ha espresso bene il sogno del suo partito, e ciò non è un caso, visto che il linguaggio d’odio e i discorsi mossi da bias omotrafobici, secondo i dati, rimangono all’ordine del giorno. Atti di delinquenza e intimidazione causati dallo stesso odio sono stati commessi in tutto il paese: dall’Arcigay di Pavia vandalizzato, alle minacce al banchetto Arcigay a Napoli, alla panchina Rainbow vandalizzata a Firenze, ecc… Ma più allarmante è la violenza fisica, domestica e l’omicidio, di cui sono vittima principalmente le persone trans*, specialmente le sex workers totalmente ignorate dalla legge e dal dibattito pubblico. Inoltre, la violenza e l’esclusione sociale, portano al suicidio molte persone della comunità Lgbtqia+: come Chiara, 19 anni, ragazza trans* di Napoli che non è riuscita a sopportare il peso di una società che la odia solo per il fatto di essere se stessa.

Draghi e la strategia LGBT

L’attuale governo che proprio non vuole saperne di gay, bisex, lesbiche e trans, anche se non riesce a non parlarne; tuttavia, si è ritrovato un ‘simpatico’ regalo del suo predecessore: la “strategia nazionale LGBT”. Varato al novantesimo minuto, subito dopo le elezioni, la strategia è un piano valido fino al 2025 che prevede una serie di azioni vincolanti da intraprendere, per prevenire e contrastare le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, colmando alcune lacune del nostro ordinamento giuridico. Si sviluppa su quattro temi fondamentali: istruzione, media, sicurezza e lavoro, e prevede leggi come il congedo parentale per i genitori dello stesso sesso, incentivi per l’assunzione di persone transgender, un corso di formazione per gli agenti di pubblica sicurezza, ecc. Roccella e Meloni, si sono subito dissentite per l’obbligo lasciatogli da Bonetti (ex ministra alle pari opportunità), e non sembrano minimamente intenzionate ad applicare nessuna misura proposta dalla strategia. Per il momento, mi sembra che nelle lacune legislative ci si infilino molto bene: altro che il congedo parentale, stanno facendo di tutto per impedire che le famiglie arcobaleno possano vivere in pace.

Cosa farà Schlein?

Siamo a giugno, mese del pride, mese in cui abbiamo il dovere di ricordare e celebrare chi si è ribellato e ha lottato per la nostra libertà, per la nostra felicità e per la nostra vita. Scendere in piazza è un atto politico, non è cosa scontata, non tutti ne hanno le forze. Spero solo che Elly Schlein le abbia, che si faccia portavoce della lotta all’eguaglianza, che urli, con amore, sui palchi del pride e non si vergogni del suo “personale”, che a parer mio è “politico”.


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Redazione GD

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La Redazione è lo spazio di approfondimento e confronto pubblico dei Giovani Democratici di Milano Metropolitana!

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