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Chi o che cosa potrà farla riemergere?

di Daniele Zacchetti Casiraghi

Qualche giorno fa ci ha raggiunto un nuovo grido, sordo e straziante di chi ha cercato di approdare nel vecchio continente in cerca di una vita migliore e non ce l’ha fatta. Giungeva dal mare, accompagnato dalle onde, eppure sembra che non ci abbia fatto alcun effetto.

Proveniva da quella distesa d’acqua che chiamiamo Mediterraneo e che gli antichi definivano “mare Nostrum”. Con questo nome, però, stiamo correndo il rischio che diventi solo nostro; poiché l’intera Unione Europea – presidio e baluardo dei diritti inalienabili della persona umana – da diverso tempo ha scelto di voltarsi dall’altra parte, di chiudere gli occhi e di tapparsi le orecchie. Solo le braccia evidentemente le funzionano ancora, perché riesce sempre a finanziare la sedicente guardia costiera libica che non opera salvataggi in mare ma pone in essere respingimenti che recludono queste persone in veri e propri lager sulle coste nordafricane, con buona pace del Presidente Draghi e dei suoi ringraziamenti. Il risultato di questa non-politica che mira ad un continuo scaricabarile è che lo scorso giovedì sono morte altre 130 persone nell’indifferenza generale e diffusa che questo approccio al fenomeno migratorio, nazionale ed internazionale, ha creato.

Gli unici che ancora non si sono arresi sono i membri delle “famigerate” ONG – quelle che qualcuno ha definito “taxi del mare” – che continuano imperterrite, seppur rallentate e criminalizzate da una magistratura eccessivamente zelante, a salvare vite umane.

Usando una triste metafora nautica, possiamo dire che l’umanità è come la Costa Concordia, mezza affondata sugli scogli dell’isola del Giglio. La parte sommersa è l’indifferenza dei governi e delle istituzioni, quella emersa è la coscienza umana delle ONG che non accetta di affondare e, in un rigurgito di umanità, combatte per restare a galla. Lo squarcio nello scafo sono le vittime innocenti di questa guerra per i migranti; con l’unica differenza che – mentre quello della Concordia vera non poteva ampliarsi – quello della nostra metafora è destinato ad aumentare le sue dimensioni fintanto che non si darà una risposta seria ed efficace a tale questione.

Viene inevitabilmente in mente una domanda: cosa può far riemergere l’umana Concordia dall’indifferenza?

Intanto quel rigurgito di umanità, e cioè la parte emersa. Però, da sola non basta. Per riportare la nave a galleggiare ci serve il ricordo. E di cosa vi starete chiedendo. Del nostro passato. Di quando l’Italia nel 1979, grazie all’iniziativa del presidente Pertini, mise insieme un piccolo gruppo navale – composto dall’incrociatore Vittorio Veneto, dalla nave logistica Stromboli e dall’Andrea Doria – ed andò a salvare 907 profughi vietnamiti nel Mar Cinese Meridionale. É stata la navigazione più lunga nella storia della nostra Marina Militare ed abbiamo salvato chi fuggiva dal regime comunista di Hanoi dopo la guerra del Vietnam, dandogli un futuro e la possibilità concreta di integrarsi nel nostro paese.

Ciò che conta è il messaggio di questa storia, che ahimè pochi conoscono: le istituzioni del nostro Paese sono corse dall’altra parte del mondo per salvare delle persone con un piano d’azione organizzato ed efficace. Ecco, dove sono finite quelle stesse istituzioni oggi? Chiedo, siccome proprio non mi capacito di come oggi non riusciamo a salvare a chi bussa alle porte di casa nostra.

Concludo con una frase di ringraziamento dei vietnamiti ai marinai italiani: “Siete diversi dagli altri popoli; per voi esiste un prossimo che soffre e per questa causa vi siete sacrificati“. E con una domanda: “dov’è finita quell’Italia?”. Forse è morta dopo Mare Nostrum a cui va il plauso generale per gli obiettivi che si pose e per le vite che salvò.

Auspico che l’intera UE rifletta su questo e che i suoi Stati membri le attribuiscano rilevanti poteri in tema migratorio per salvare quante più vite possibile.

Redazione GD

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La Redazione è lo spazio di approfondimento e confronto pubblico dei Giovani Democratici di Milano Metropolitana!

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