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di Simone Suzzani

Di fronte all’aggressione russa di giovedì ai danni dell’Ucraina possiamo solo essere indignati e preoccupati per il popolo ucraino, però come si è arrivati a ciò?

Nelle scorse settimane siamo stati riempiti da varie motivazioni riguardo al comportamento di Putin, ma bisogna analizzare le storiche necessità e paure di natura geopolitica dello Stato russo per comprendere questa politica aggressiva. Queste nascono proprio agli albori della civiltà russa, che dopo essere passata dall’essere un vassallo dell’Impero mongolo ne occuperà in seguito buona parte del territorio situato nelle grandi pianure eurasiatiche. E proprio con questo drastico cambiamento iniziato sotto il regno di Ivan il Terribile che erediterà le necessità di gestione dello spazio euroasiatico.


L’immensa regione geografica che viene ad occupare la Russia è costituita principalmente da tundra e steppa senza alcuna barriera naturale come montagne o fiumi, ed è proprio questa struttura geografica che ha influenzato di più la cultura russa, di fronte ad una mancanza di confini difendibili l’unica fonte di sicurezza che poteva avere la Russia era quella di mettere più spazio possibile tra il suo nucleo e le potenziali minacce, ossia gli altri stati.
Questo approccio alla modellazione dei propri confini ha portato la Russia a non cercare equilibri di potenza ma di espandersi sempre di più distruggendo le altre potenze che si trovavano nella steppa eurasiatica e facendola diventare anche oggi la nazione più grande al mondo per espansione territoriale. Ciò ha raggiunto il suo apice con il periodo della guerra fredda, dove l’Unione Sovietica aveva già di suo raggiunto dimensioni colossali e poteva vantare sul fronte occidentale l’alleanza del Patto di Varsavia, composto da stati fantoccio dell’Europa orientale, metteva distanza di migliaia di chilometri dal cuore dello stato russo e le forze occidentali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma con lo smembramento dello stato sovietico e la dissoluzione dell’alleanza comunista la Russia si è ritrovata con dimensioni decisamente ridotte e con confini più lunghi e difficili da proteggere, ciò ha definito la sua politica estera a venire principalmente intorno all’obbiettivo di reclamare lo spazio ex-sovietico e garantire che il proprio vicinato non potesse diventare una minaccia alla propria Nazione.

E qui si arriva alla questione Ucraina, un enorme stato pianeggiante (con accesso facilitato alla pianura in cui si trova Mosca) sul confine europeo che rischiava di avvicinarsi, e di fatto lo stava facendo, sempre di più al mondo occidentale e all’Alleanza Atlantica, innescando immediatamente la paura della Russia che il proprio vicinato potesse diventare una minaccia.
In passato questo problema si è posto con molti stati confinanti con il gigante eurasiatico e ognuno è stato risolto a modo suo: il Kazakistan è legato ad essa attraverso l’alleanza militare dell’OTSC, la Georgia è bloccata da anni da un conflitto con le regioni separatiste dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia, impedendole di prendere una posizione avversa a Mosca e infine la Bielorussia fa parte dello Stato dell’Unione, un’organizzazione internazionale di cui l’unico altro membro è la stessa Russia e che propone una difesa comune e un’integrazione economica.


L’Ucraina è l’ultima vittima di questa angoscia che da sempre caratterizza la sicurezza nazionale russa; ci troviamo davanti ad un’evidente violazione delle norme internazionali e un gesto puramente barbarico, ma se vogliamo affrontare un avversario del genere dobbiamo comprendere a pieno i suoi interessi e le sue preoccupazioni per dare una risposta efficace e capace di ristabilire la pace nella regione.

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