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di Serena Gherghi e Michele Landolfo

 

Domandandoci se delle semplici parole come “dopo due anni di pandemia” potessero generare delle riflessioni nella nostra generazione: come iscrittə ai Giovani Democratici di Milano Metropolitana abbiamo deciso di condividere il valore speciale che abbiamo percepito quest’anno alle manifestazioni del 25 Aprile e 1 Maggio.

 

Venticinque Aprile: La resilienza della Festa della Liberazione

Una giornata fatta di cuore e passione, legata in modo indissolubilmente alla storia del nostro Paese: ogni anno la ricorrenza 25 Aprile interroga ed interpella nell’intimo le nostre coscienze, ci ricorda il momento esatto in cui ha avuto origine la nostra rinascita.

Dopo due anni di pandemia, in cui gli Italiani si sono ritrovati a cantare l’inno dai balconi e in cui abbiamo comunque onorato la Resistenza dal salotto di casa nostra, era necessario tornare nelle strade e nelle piazze della nostra città per elevare il grido di libertà che quel giorno di 77 anni fa ci consegnò, dopo oltre vent’anni di dittatura.

“Dalle cantine alle piazze” il motto scelto per la mobilitazione di quest’anno: attualizzando potremmo immaginare le cantine come le case in cui siamo stati costretti negli ultimi due anni dalle restrizioni, e le piazze il luogo esterno finalmente riconquistato, esattamente come i partigiani riconquistarono i territori occupati dai nazi-fascisti.

Mai come oggi le vicende della lotta partigiana si legano al presente: l’invasione russa dell’Ucraina ci fa percepire con feroce durezza non solo l’orrore della guerra, ma anche e soprattutto le drammatiche vicende vissute dai partigiani, molti dei quali nostri coetanei, ventenni di ieri, sui monti e sulle colline italiane, su quei sentieri montuosi delle Alpi, avamposti di resistenza armata divenuti mete di pellegrinaggio, poiché come ci ricorda il padre costituente Piero Calamandrei è lì che nasce la nostra Costituzione.

Tornare in strada festanti a gridare “ORA E SEMPRE RESISTENZA” nel nostro tempo ancora fortemente segnato da rigurgiti neofascisti non è solo un esercizio di memoria; serve a ricordarci che la lotta al fascismo è un impegno attuale, che la nostra generazione deve continuare affinché la nostra democrazia continui ad esistere.

A noi ventenni di oggi spetta l’onere e l’onore di difenderla dagli attacchi e dalle spinte autoritarie che si muovono da destra.

Allora sì che il 25 Aprile diviene divisivo: tra antifascisti e fascisti, tra chi rispetta la Costituzione e chi la infrange, fuori e anche dentro le Istituzioni.

 

“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione.”

Discorso ai giovani universitari milanesi, 1955 – Piero Calamandrei

 

Primo Maggio: Lavoro e Dignità per tuttə

È importante partecipare alla manifestazione del 1 Maggio per due motivi: perché oggi il mondo del lavoro è cambiato, così come sono cambiate le nostre esigenze economiche e sociali, e poi perché è ora di prendere coscienza in un mondo di adulti che continua a tagliarci fuori dalle decisioni e attribuisce ogni colpa della deriva di questo paese alla nostra generazione.

Dopo due anni di pandemia e tante cose che ci sono state sottratte per cause di forza Maggiore – tutto ciò che era relativo al tempo libero – e dopo diverse categorie di lavoro, per lo più delle frange più giovani, che non sono state affatto considerate da eventuali risarcimenti\bonus, oggi si pretende che la nostra generazione si faccia ancora più carico di lavori sottopagati e rinunce nello spettro sociale che oggi non vogliamo più accettare.

È vero, nel nostro paese è classico attribuire ogni responsabilità alla vittima di qualsivoglia tipo, ma in occasioni come queste abbiamo ancora la possibilità di esprimere la nostra voce e il nostro dissenso.

Quando ci sarà l’ennesimə ristoratorə che si lamenterà di non trovare una persona da sfruttare, quando ci sarà l’ennesimo commento sul reddito di cittadinanza che ha sottratto lavoratori alle imprese, ricordiamoci che manifestare è un diritto conquistato con fatica e che dà espressione al sentimento di chi protesta.

Il 1 Maggio è la festa dei lavoratori, di chiunque lo faccia con un rimborso spese esiguo, di chi non ha ancora ferie e giorni di malattia, di chi non potrà versare contributi perché il datore di lavoro ha richiesto l’uso della partita iva e non stipula un contratto di lavoro dipendente, di chi invece lavora in modo gratuito perché la legge lo consente: non solo di chi ha una retribuzione giusta e tutto ciò che ne deriva.

Tra queste persone c’è anche chi ha perso la vita perché è più facile far morire qualcuno che tutelare qualcuno mentre lavora. È la nostra festa e anche la loro – quelle persone non sono morte invano.

 

Ora il mondo è nostro: prendiamocelo

Dopo due anni dobbiamo essere lì, nelle strade e nelle piazze perché va gridato a gran voce che  “i giovani” hanno degli ideali: che crediamo nel 25 Aprile, nel 1 Maggio e nei loro valori!

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