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In breve…

Il 6 novembre 2023, la Presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, ha incontrato il Primo Ministro albanese Edi Rama a Roma. Al termine dell’incontro, è stato annunciato un accordo di cooperazione bilaterale in materia di immigrazione. Secondo tale accordo, l’Italia potrà utilizzare alcune aree in territorio albanese per istituire centri di accoglienza e identificazione per i migranti irregolari. In cambio, l’Albania riceverà un contributo finanziario dall’Italia per sostenere le proprie politiche di controllo dell’immigrazione. L’accordo ha suscitato critiche da diverse parti, inclusa l’opposizione italiana, le organizzazioni umanitarie e l’Unione Europea. I critici hanno argomentato che l’accordo violerebbe il principio di non respingimento dei richiedenti asilo, aumentando potenzialmente quello dei migranti in Albania. Il governo albanese ha respinto tali critiche, sostenendo che l’accordo è necessario per affrontare il problema dell’immigrazione irregolare e garantendo che sarà conforme alle norme dell’Unione Europea. Il Parlamento italiano ha ratificato l’accordo il 22 novembre 2023, mentre l’Albania deve ancora procedere con la ratifica. In seguito alla ratifica, il governo albanese annuncerà  l’avvio della costruzione dei centri di accoglienza e identificazione entro il primo trimestre del 2024.

Di cosa si tratta?

L’accordo tra il governo italiano e quello albanese segue da vicino il modello britannico utilizzato con il Ruanda e sperimentato anche da Danimarca e, più recentemente, dall’Austria. Questo approccio prevede il trasferimento delle responsabilità di accoglienza dei richiedenti asilo a paesi terzi, caratterizzati dalla loro vulnerabilità e dalla necessità di sostegno economico e politico, rendendoli così impossibilitati a fuggire e sufficientemente poveri da dissuadere i potenziali rifugiati.
L’accordo prevede la realizzazione di due centri situati interamente sotto la giurisdizione italiana nel territorio albanese. Di conseguenza, l’intera gestione delle strutture sarà affidata alla responsabilità italiana, sia a livello di personale che di effettiva costruzione dei centri. Roma dovrà inviare funzionari e dipendenti italiani in Albania, i quali non avranno bisogno di permessi di soggiorno o visti, ma riceveranno un semplice documento di riconoscimento. Il personale non sarà soggetto alla legislazione albanese all’interno delle strutture, ma solo una volta usciti dai centri.
Al contrario, le autorità albanesi potranno entrare nei centri solo in caso di incendio o altri gravi pericoli. Le uniche autorità autorizzate all’accesso saranno avvocati e rappresentanti internazionali e dell’Unione Europea.
I due campi avranno lo scopo di gestire le richieste di asilo e i rimpatri. Il governo sostiene che tali centri sono necessari per affrontare le sfide legate alla capacità di accoglienza ma siamo sicuri che Il governo italiano adotterà un doppio linguaggio: dichiarerà alle istituzioni europee, alle corti di giustizia e al parlamento di rispettare completamente gli obblighi umanitari e di voler risolvere il problema della capacità di accoglienza. Al contempo, rivolgendosi all’opinione pubblica attraverso i media amici, enfatizzerà che la minaccia di deportazione in Albania costituirà un efficace deterrente contro ciò che definisce come immigrazione illegale o addirittura clandestina.

La reazione europea

Come sempre il tema sulla gestione dei flussi migratori crea divisione tra i vari paesi europei.

Diverse sono state le reazioni in Europa di fronte a questo accordo: Il commissario europeo per l’allargamento Olivér Várhelyi ha  definito l’intesa tra Italia e Albania come “un modello interessante”. “C’è già una buona cooperazione per la sicurezza tra Albania e Italia, ad esempio i grossi sforzi fatti dalla Guardia di finanza nel 2020 e 2021 che hanno cambiato la realtà sul campo. Quindi credo che qualsiasi tipo di cooperazione tra Italia e Albania sulla sicurezza per l’Europa vada apprezzato e siamo pronti a contribuire” afferma Várhelyi.

Una presa di posizione abbastanza scontata quella di Várhelyi, nominato commissario da Viktor Orbán nel 2019, che rispecchia la volontà di proseguire la politica del Gruppo di Visegrad da sempre contrario al ricollocamento e favorevole ad esternalizzare i richiedenti asilo in paesi extra-UE.

L’accordo sui migranti tra Italia e Albania divide i socialisti europei

Uno degli effetti dell’accordo è stato anche quello di riuscire a creare una “spaccatura” all’interno del Partito socialista europeo. Al vertice di Malaga il Partito democratico italiano ha chiesto l’espulsione del Partito socialista di Edi Rama, non trovando però l’appoggio dei socialdemocratici tedeschi. Complice anche l’ascesa dell’estrema destra in Germania, a causa dell’elevato numero di richiedenti asilo, Olaf Scholz ha definito l’accordo “un modello da osservare” specificando inoltre che è una questione che riguarda il governo italiano e quello albanese. Mentre il presidente del Pse, Stefan Löfven, ha affermato che il modello intrapreso non è una soluzione valida per le politiche migratorie.

Il Consiglio d’Europa boccia l’accordo tra Italia e Albania

Dunja Mijatovic, commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, dichiara che

il fatto che l’asilo politico possa essere richiesto all’interno dei paesi membri dell’Unione Europea è una pietra miliare di un buon sistema che garantisce i diritti umani. Proprio per questo l’accordo solleva molti dubbi sull’impatto che avrà riguardo il rispetto dei diritti umani dei richiedenti asilo. Inoltre è probabile che si verrà a creare un trattamento diverso per rifugiati che verranno inviati in Albania rispetto a coloro i quali resteranno in Italia.

Secondo Mijatovic l’accordo non è altro che frutto della volontà dei vari paesi europei di esternalizzare le richieste d’asilo per poter avere una risposta rapida al complesso problema riguardante la migrazione verso il vecchio continente.

E adesso?

Anche se i dettagli dell’accordo sono ancora sconosciuti, il piano sembra non essere del tutto in regola con le leggi italiane sul diritto all’asilo e numerose perplessità sorgono anche col quadro normativo europeo.

Le istituzioni comunitarie, infatti, sono preoccupate circa la cessione di sovranità del suolo albanese all’Italia e soprattutto alle procedure di rimpatrio cui farebbero ricorso gli albanesi, non essendo soggetti a stringenti vincoli internazionali e senza accordi bilaterali con i paesi d’origine degli eventuali soggetti richiedenti asilo.

La preoccupazione di Bruxelles è che la procedura d’intesa tra Italia e Albania non solo vada a gravare ulteriormente sulla condizione già precaria dei migranti appena arrivati, ma rappresenti anche un’inutile spesa per le casse italiane e i fondi europei per la gestione dei flussi migratori. Infatti, se anche l’iter di accoglienza e rimpatrio andasse a pieno regime, facendo intercorrere i 28 giorni promessi da Giorgia Meloni, contro i mesi di quanto accade in Italia, in Albania transiterebbero al massimo trentaseimila migranti l’anno, contro le 145mila sbarcate in Italia da inizio 2023.

In più, oltre a non poter essere applicato a individui già sbarcati in Italia, l’intesa italo – albanese non varrà per donne, minorenni e persone con fragilità. Quest’ultime, però, verranno fatte sbarcare prima o dopo aver lasciato i maschi adulti in Albania? Considerando che i porti albanesi distano minimo 3 giorni da Lampedusa, le navi italiane dovrebbero fare costantemente avanti e indietro tra Italia e Albania? Facendo patire ulteriori sofferenze a persone con precarie condizioni fisiche e mentali, sprecando risorse e lasciando inutilmente sguarnite le acque territoriali.

Figuraccia!

A frapporre un primo (e non indifferente) ostacolo al progetto Rama – Meloni è la Corte costituzionale albanese, il tribunale supremo del paese: quest’ultima infatti ha sospeso l’iter parlamentare per il via libera all’accordo, già (ex?) intesa di bandiera del Governo italiano sulla gestione dei flussi migratori.

La Corte, infatti, ha accolto i due ricorsi presentati dalle opposizioni politiche albanesi, che accusavano il Governo di violare la Costituzione e i trattati internazionali siglati da Tirana, procedendo con l’immediato stop delle procedure parlamentari: situazione che impone la sospensione della ratifica dell’accordo fino a nuovo giudizio della Corte, previsto per legge entro il 6 marzo 2024.

Nonostante il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, non si dichiari preoccupato, parlando di “questioni di tipo giuridico”, lo stop imposto dall’Alta corte rappresenta una seria frenata per le intenzioni di Meloni nonché per i socialisti albanesi: come andrà lo scopriremo entro gli inizi di marzo, ma per ora l’accordo Italia – Albania non sa da fare.

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